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FUMO DI REGIONE

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Siamo alle battute finali, forse, della procedura che autorizzerà o meno la costruzione dell’inceneritore dei rifiuti richiesta dalla Soc. A2A, un impianto stile Brescia, di certo non pensato per smaltire l’indifferenziato del territorio ma per fare business sulle incapacità politiche della nostra benamata classe dirigente. La monnezza, si sa, genera ricchezza, sia che sia smaltita in discariche più o meno legali sia che venga bruciata. Probabilmente dovremmo ringraziare questi imprenditori che ci liberano di una quantità di rifiuti che non siamo stati, e ancora non siamo capaci, di gestire in modo virtuoso. E si che la raccolta differenziata ed altre virtuosità non sono certo roba recente, basti pensare che si fa da vari decenni, e ancora da prima si usava praticare il “vuoto a rendere”, pratica ancora in uso in molte parti tranne che nello stivale, ma si sa, noi siamo poco virtuosi, ma tanto tifosi del progresso e del consumismo, tifosi del prodotto interno lordo, si vede che anche la produzione di rifiuti fa PIL.

Fatto sta che il 5 di questo mese inizierà la conferenza dei servizi che dovrebbe essere la fase finale del procedimento autorizzativo dell’impianto da costruire al confine fra Civitavecchia e Tarquinia. La cosa che non si comprende è il fatto che nonostante tutti si dicano e giurino, con la mano sul cuore, che l’impianto “non s’ha da fare” e che non si farà, il procedimento prosegue. I soliti “sfigati ambientalisti”, come qualcuno simpaticamente li chiama, da tempo si danno da fare per fermare la “iattura”, ed il 5 marzo saranno li, in Regione, a fare il Sit-in di protesta.

Evidentemente la notizia dell’emendamento inserito nella Legge Regionale 27 febbraio 2020, n. 1 “Misure per lo sviluppo economico, l'attrattività degli investimenti e la semplificazione”, che “vieta” la costruzione di inceneritori “non previsti”, non basta a tranquillizzare. Chi scrive ha ancora vivo il ricordo della legge sull’acqua pubblica, approvata con voto unanime e poi finita come sappiamo. ACEA, alla fine, ha comunque acquisito la gestione del “bene comune e primario”, con buona pace di chi brindava alla vittoria.

Ma torniamo all’inceneritore di monnezza, mi scusino se non lo chiamo termovalorizzatore, ma mi parrebbe una presa per i fondelli. Dunque, alla legge di cui sopra, appena approvata, è stato applicato un emendamento che recita espressioni che non dovrebbero lasciare dubbi, cito:

“………è vietata, qualora non sia espressamente prevista dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, l’installazione di nuovi impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti o che utilizzino combustibili derivanti da rifiuti……”, e ancora: “Il divieto di installazione di nuovi impianti si applica anche ai procedimenti di autorizzazione pendenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione”.

Dovremmo quindi “stare tranquilli”, ma un mio collega diceva sempre: “a tranquillo gli hanno dato vent’anni”. Io sono uno di quelli che non da molto peso ai detti popolari, li considera un po’ espressioni di chi non è proiettato verso il futuro, ma l’esperienza, purtroppo per noi, questo ci fa temere, il bis dell’acqua pubblica.

La foto di copertina mostra il “Palazzo” della Regione un poco oscurato dal fumo, penso che sia una immagine veramente emblematica, rappresentativa di come spesso e volentieri la politica parli una lingua ed i fatti ne parlino una diversa. Non me ne vogliano, ma la gente comune, ma anche quella non proprio comune, fa davvero fatica a comprendere il perché del fatto che il procedimento continui imperterrito nonostante le voci che contano e che hanno il “potere nelle mani”, abbiano da tempo espresso con forza, e vorrei dire veemente contrarietà, dichiarazioni come questa: “L’inceneritore non si può fare perché non serve e non è previsto che si faccia”.

Se le impressioni dicono qualcosa, non si può non registrare un calo di tensione nelle istituzioni interessate, nella “politca del territorio”, quella stessa politica cui il Comitato SOLE fa appello di partecipazione al Sit-In del 5.

Comitati e movimenti fanno sempre appello alla politica, istituzionale o meno, e non potrebbe essere diversamente, ma, questa, passato il momento della visibilità, dell’indignazione e della vetrina, spesso, si distrae per altri temi, per vicende spesso ben poco nobili. Diatribe, talpe ed altre amenità del genere, sono troppo spesso protagonisti della vita politica che dovrebbe occuparsi d’altro; intanto i procedimenti avanzano grazie ad un territorio poco sensibile sia nel personale politico che nella popolazione, un territorio triste, triste come quei tre negozi chiusi in quei100 metri di strada che ho percorso oggi.

Speriamo che ce la caviamo.

 

 

L’emendamento citato nell’articolo.

 

 

Legge Regionale 27 febbraio 2020, n. 1

“Misure per lo sviluppo economico, l'attrattività degli investimenti e la semplificazione”

 

CAPO V

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 22

 

19. Alla legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della gestione dei rifiuti)e successive modifiche, sono apportate le seguenti modifiche:

a) dopo la lettera n) del comma 1 dell’articolo 4, è aggiunta la seguente:

“n-bis) la Regione attiva le procedure amministrative al fine di ottemperare alle previsioni dell’articolo 205, comma 3 del d.lgs. 152/2006 a partire dai dati della raccolta relativi all’anno 2021.”;

b) dopo il comma 1 dell’articolo 15 è inserito il seguente:

“1 bis. Nel rispetto dei principi di cui all’articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e successive modifiche, dei criteri di priorità e delle percentuali di raccolta differenziata disposti rispettivamente dall’articolo 179 e dall’articolo 205, comma 1 del succitato d.lgs. 152/2006, è vietata, qualora non sia espressamente prevista dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, l’installazione di nuovi impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti o che utilizzino combustibili derivanti da rifiuti. Il divieto si applica a tutti gli impianti, comunque denominati, come definiti agli articoli 273 e 273 bis del d.lgs. 152/2006, inclusi gli impianti che utilizzino altri processi di trattamento termico, quali, ad esempio, la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, anche nel caso in cui le sostanze risultanti dal trattamento non siano successivamente incenerite o i gas prodotti dal trattamento termico dei rifiuti siano purificati in misura tale da non costituire più rifiuti prima del loro incenerimento e da poter provocare emissioni non superiori a quelle derivanti dalla combustione di gas naturale. Il divieto di installazione di nuovi impianti si applica anche ai procedimenti di autorizzazione pendenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione.”.

 

Ultima modifica ilMartedì, 03 Marzo 2020 11:00
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