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SE NON ORA QUANDO?

In evidenza SE NON ORA QUANDO?

Quando le condizioni politiche e di mercato hanno decretato che il carbone è un combustibile obsoleto, si è messo in moto il cambiamento. Si dovrebbe forse dire la “transizione”? Ancora non lo abbiamo ben compreso, nel senso che non abbiamo ancora chiara la strada che intraprenderà la questione energetica di questa città. Sotto la spinta europea gli ultimi governi hanno redatto, o si sono fatti redarre da ENEL, i piani strategici per l’energia. Il piano corrente identifica nel gas la “transizione” verso le sostenibili. Più volte ho avuto modo di dire che investire sul gas significa non investire sulle sostenibili, stante il fatto che il metano è un combustibile fossile. Gli interessi sul gas sono molti e potenti, vedi in questi giorni la questione Libia, e il gasdotto turco. Ma, esiste un altro scenario, l’Europa spinge sull’acceleratore ecologico e mette in campo una vagonata di miliardi di Euro, insomma, sono veramente tanti soldi. Dunque penso si possa dire che sul sostenibile ci sono i soldi, occorre prenderli, ma per farlo occorre decidere, nello specifico della nostra città occorre capire che sta per passare un treno, prenderlo significa imbarcarsi in prima classe, o meglio, guidare la locomotiva. Guidare la locomotiva vuol dire fare da traino. Quali sono i motivi per cui è lecito pensare che possiamo fare da traino? Ne cito 6 sui quali c’è certezza, ma non sono i soli.
1) Il 2025 il carbone cesserà di alimentare TVN.

2) L’occupazione TVN dipendente, in caso di conversione a gas verrebbe drasticamente ridotta, mentre passando alle sostenibili si moltiplicherebbe di più volte.

3) La pessima situazione sanitaria del territorio richiede una drastica riduzione delle emissioni.

4) Le tecnologie sono mature e già utilizzate

5) L’europa, ci mette molti soldi oltre a quelli già disponibili

6) La progettualità che riguarda il territorio è già avviata, frutto del lavoro di ricercatori che hanno trovato nel Comitato SOLE il necessario supporto per interfacciarsi con il territorio, ovvero con i soggetti interessati, coloro che possono e debbono decidere.

 

Ci sarebbe anche il “green new deal” del “Conte 2”, ma di questi tempi le dichiarazioni dei politici nostrani non brillano per credibilità. Bastano comunque già i 5 citati per pensare che “un altro futuro è possibile”, che è il momento giusto. Occorre però decidere di intraprendere questa strada, ed occorre farlo con una determinazione senza tentennamenti, senza cedere alle pressioni di chi vorrebbe incenerirci con la monnezza o gasarci con il metano fossile o con il bio metano, che, non sarà fossile, ma intanto brucia ed è quindi climaalterante, e poi, la digestione anaerobica dei rifiuti non può definirsi “salubre”, tant’è che il progetto di biodigestore della Pellicano, a Tarquinia, venne respinto per la sua pericolosità, purtroppo, senza far rumore, è stato ultimamente ripresentato con successo, un po’ come per i processi, una corte ti condanna e un’altra ti assolve. Qualcuno poi ci salvi se verrà approvato l’inceneritore di A2A.

Siamo dunque ad un bivio, da una parte il gas, l’inceneritore e i digestori anaerobici, con il proseguimento della crisi occupazionale e sanitaria, lasciando il campo ad interessi poco pubblici, dall’altra la scommessa su una reale rivoluzione energetica e culturale che abbiamo l’occasione di pilotare. E’ certo una prospettiva ambiziosa che richiede impegno a vari livelli, ma strumenti e opportunità ci sono, come c’è già chi ha iniziato, altri porti italiani già producono e presentano progetti. In Europa ci sono già progetti avanzati ed operativi. Ma siamo ancora in tempo per prendere il treno, magari capeggiare un network di energia sostenibile dei porti mediterranei. Prendo a prestito una espressione di Angelo Moreno, uno dei tecnici che lavorano sul progetto “Porto bene comune”. la citazione (credo sia sua) così recita:

“La transizione alle sostenibili possiamo subirla o possiamo governarla, dobbiamo scegliere, perché comunque essa ci sarà”.

Il Porto di Civitavecchia fa già parte della “Associazione dei porti del Mediterraneo MEDPORTS” ed in quella sede potrebbe promuovere un network energetico, magari da una posizione di privilegio, avendo in mente cioè un porto assolutamente autonomo e disconnesso dalla rete nazionale grazie al mix di fonti sostenibili e con queste la produzione e stoccaggio di idrogeno per fornire energia nei momenti di scarsa produzione.

In sede governativa è già avviato un tavolo sull’idrogeno, e l’Europa già riceve i progetti da finanziare tramite IPCEI (Important Projects of Common European Interest). Tanto per citare alcune opportunità. La domanda quindi è se i soggetti interessati vorranno oppure non vorranno perseguire questa strada, se vorranno cioè essere protagonisti e magari riconosciuti in futuro come attori di una rivoluzione, o se vorranno lasciare a chi verrà dopo di loro, l’onere di subire la trasformazione, perché è inevitabile che arrivi, ed arriverà, prima o poi.

Pare che TVN non sia ancora nelle centrali interessate al “capacity market” del gas, ed i rumors fanno intuire che la centrale non impianterà i turbogas, vedremo, ma forse, proprio per queste cose, potrebbe essere il momento opportuno per impegnare ENEL nelle sostenibili in questo territorio, senza dimenticare le dovute bonifiche, prima che altri soggetti le soffino l’opportunità da sotto il naso, occorre fargliela vedere.

Insomma….  se non ora, quando?

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