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NAUFRAGIO VOLONTARIO

In evidenza NAUFRAGIO VOLONTARIO

Si è tenuto in questi giorni il secondo tavolo di lavoro sul problema dell’inquinamento da traffico portuale. Il primo incontro si è svolto a fine marzo scorso su richiesta della Associazione “Cittadini per l’aria” nell’ambito di una campagna per la riduzione dell’inquinamento da traffico navale che ha toccato diverse città portuali.

Al termine di quel primo incontro ci lasciammo con la promessa di valutare l’accordo volontario con gli armatori relativo all’uso di carburante con minor tasso di zolfo, che allora era in corso di valutazione. Dopo qualche tempo abbiamo potuto visionare l’accordo firmato da una sola compagnia ovvero la GNV. Chi ha voluto, quindi, ha potuto fare le sue valutazioni e confrontarle nel tavolo da poco svoltosi al Pincio. In realtà ci si sarebbe attesi di poter interloquire con l’Autorità Portuale e con la Capitaneria di Porto, ma l’assenza di entrambe ha reso tutto un po’ inutile. Insomma un tavolo di lavoro senza gli interlocutori principali. Andando ai contenuti della riunione, le obiezioni delle associazioni cittadine, riguardo la pochezza del “Civitavecchia Blue Agreement”, sono state riconosciute da tutti, compresi i rappresentanti dell’AC. Ciò che si fa fatica a capire è il perché l’accordo non sia stato proposto anche agli armatori delle compagnie croceristiche, Costa MSC ecc…  ci si è invece limitati ai traghetti ed alle navi porta veicoli. Quale tipo di valutazione in merito si sia fatta sfugge. L’idea di aver voluto lasciare la proposta ad accordo già avviato con le altre compagnie non si comprende. Si è forse pensato che il fumo dei traghetti è più nero? L’impressione è che l’accordo, visti i contenuti e visto il ristretto ventaglio degli armatori cui è stato proposto, sia partito con l’idea di volare basso, ovvero, di navigare sotto costa. Viene da pensare che il capitano abbia la patente nautica entro le sei miglia e non possa avventurarsi oltre. A parte queste considerazioni, l’assenza delle parti importanti come l’AP e la CP la dice lunga sulla forza che questa amministrazione ha in questo ambito o, se vogliamo, la dice lunga su quanto AP e CP vogliano collaborare con l’Amministrazione Comunale. A dire il vero pare, ma son voci di corridoio, che la Capitaneria di porto non abbia ricevuto l’invito. In ogni caso, qualunque ne sia il motivo, l’assenza della Capitaneria e dell'Autorità Portuale è un segno piuttosto chiaro che l’azione di questa amministrazione va profondamente rivista, sia per la sua inefficacia sia per le inefficienze degli uffici, nel caso si tratti di mancata comunicazione.

Che non ci siano rapporti collaborativi con l’Autorità Portuale è noto ai più, ma direi a tutti. Per stare al tema, il terreno di scontro nello specifico è quello sull’inadepienza delle prescrizioni VIA che il porto fa registrare riguardo la elettrificazione delle banchine. A tal proposito il Ministero ha disposto che le AP producano uno studio di fattibilità relativamente la elettrificazione delle banchine e di sistemi alternativi capaci di ottenere gli stessi risultati di “beneficio ambientale” prodotti dalla eventuale elettrificazione. Non ci è dato sapere se la nostrana autorità abbia prodotto questo studio, essendo assente nessuno ha potuto chiederglielo. Basta però qualche ricerca sul web per rendersi conto di quanto Molo Vespucci sia indirizzato ad intraprendere la strada del GNL ovvero di porre a disposizione delle navi, grandi e piccole, una stazione rifornimento, ovvero di bunkeraggio, del gas liquido. E’ vero. è riconosciuto che il GNL inquina certo meno dell’olio combustibile, ma è pur vero che inquina sempre più di una nave rifornita di energia elettrica in banchina.

Il Pincio, preso ormai atto del fallimento dell’accordo volontario, al quale lascia ancora poco tempo per possibili sviluppi, dichiara di voler insistere sull’assolvimento delle prescrizioni, ovvero la elettrificazione delle banchine. Conti fatti senza l’oste? Non si capisce bene chi sia l’oste, ma è ben chiaro che di elettrificare le banchine non se ne parla, mentre si parla, e non poco, di creare un importante hub per il rifornimento navale di GNL. Citando uno dei tanti recenti articoli si comprende come la strada sia segnata:

“In tale prospettiva, sin dall’inizio del mio mandato – continua il Presidente dell’AdSP (ndr. Autorita’ di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo, inquilino di Molo Vespucci) – mi sono attivato per reperire le necessarie risorse finanziarie, anche a livello comunitario, per realizzare una stazione per l’approvvigionamento del GNL, e fare, cosi’, del nostro porto un modello a livello non solo nazionale ma soprattutto europeo”

E dunque dovrà ben darsi da fare il Sindaco Cozzolino se vorrà ottenere la soddisfazione delle prescrizioni VIA. L’elettrificazione delle banchine, è un metodo già collaudato ed in uso in molti porti europei, americani e non solo. In alcuni arrivando anche a produzioni di energia green notevoli, ad esempio un parco eolico di ben 200 MW è attivo nel porto di Rotterdam. Il “Cold Ironing” è dunque praticato e non da ieri, lo stesso Min. Ambiente richiede studi per soluzioni alternative ma con lo stesso beneficio dell’alimentazione elettrica a nave attraccata, OPS (on shore power supply), come a dire che l’obiettivo da raggiungere è quello prodotto dalle banchine elettrificate, concetto che da l’idea di quanto siano queste reali e realizzabili. Ma torniamo alla domanda precedentemente fatta: Molo Vespucci ha prodotto questi studi? Se qualche lettore ha confidenza con di Majo gli faccia una telefonata e glie lo chieda, poi ci fa sapere.

Il punto di vista del cittadino, invece, è un’altro, l’uomo comune di questa città si preoccupa dell’aria che respira, delle verdure e dei pesci che mangia. Il cittadino non si preoccupa dei difficili equilibri fra gli enti, o quelli di bilancio. Del resto pare anche giusto che ognuno abbia il suo legittimo punto di vista, noi aggiungeremmo anche, a beneficio del ragionamento, la considerazione che in questa città, ad un passo dal porto ed uno dal centro c’è gia una serie di cisterne di combustibile che rappresentano un serio pericolo, tanto serio che la legge prevede appositi piani di emergenza e la informazione specifica di quanti abitino nei pressi; siamo in pratica nell’abitato. Aggiungere a questi anche lo stoccaggio di notevoli quantità di gas liquido significa aumentare considerevolmente la possibilità e la gravità di un incidente che non accadrà ma che lo potrebbe. Cosa che non ci si può esimere dal considerare nel disegnare la città futura. Scusate, qui si parla di porto e, lo sappiamo, c’è una lunga cancellata che lo separa dalla città, c’è un cartello che dice “cancello movibile”, ma la cancellata pare sia immobile, anche volendocisi fermare ad osservarla, non si muove di pezza.

E dunque il destino di Civitavecchia sarà un’altra servitù senza punto interrogativo. Le leggi dell’economia di scala o della finanza  dichiareranno una volta di più che questa città deve essere sede di affari altrui, sede di servitù. Chi ha il gas sotto i piedi ha certo interesse che gli armatori si convertano al GNL e che i porti si attrezzino per poter rifornire le navi e certo a questi non mancano le armi utili a far pressione in tal senso. Forse sono le stesse armi che così efficacemente funzionano nel nostro paese nel quale trovare una presa di alimentazione elettrica per le automobili è cosa quasi impossibile, mentre in altri paesi europei è comune vederne in parcheggi e per le strade. L’uso del petrolio, in forma di gasolio o benzina, è ancora il prediletto dagli italiani, ma è una scelta obbligata, non ci sono alternative in offerta, a differenza dei paesi più avanzati del nostro.

Tornando infine al “Civitavecchia Blue Agreement” non resta che lanciare il “si salvi chi può”. il naufragio annunciato di un accordo minimale, pare oramai inevitabile. C’è da dire che non c’è uno Schettino che scende dalla nave, ma c’è un comandante che non riesce a trovare il bandolo di una matassa per lui assai complicata, assai semplice e già tracciata invece per altri. Chi rimane con un pugno di mosche in mano, da questi inutili tavoli, è la gente di questa città che assisterà ancora passiva a nuovi insediamenti che non daranno nulla di migliorativo a Civitavecchia. Ne guadagnerà il porto, ma al di la della cancellata? Quando si parla di questi temi le obiezioni sono sempre di carattere economico, come se l’idea della convenienza economica sia qualcosa di imprescindibile, qualcosa che debba essere sempre e comunque garantita. Ma non era garantita la salute?

Ultima modifica ilMercoledì, 12 Luglio 2017 22:07
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