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Luciano Damiani

Luciano Damiani

FUMO DI REGIONE

Siamo alle battute finali, forse, della procedura che autorizzerà o meno la costruzione dell’inceneritore dei rifiuti richiesta dalla Soc. A2A, un impianto stile Brescia, di certo non pensato per smaltire l’indifferenziato del territorio ma per fare business sulle incapacità politiche della nostra benamata classe dirigente. La monnezza, si sa, genera ricchezza, sia che sia smaltita in discariche più o meno legali sia che venga bruciata. Probabilmente dovremmo ringraziare questi imprenditori che ci liberano di una quantità di rifiuti che non siamo stati, e ancora non siamo capaci, di gestire in modo virtuoso. E si che la raccolta differenziata ed altre virtuosità non sono certo roba recente, basti pensare che si fa da vari decenni, e ancora da prima si usava praticare il “vuoto a rendere”, pratica ancora in uso in molte parti tranne che nello stivale, ma si sa, noi siamo poco virtuosi, ma tanto tifosi del progresso e del consumismo, tifosi del prodotto interno lordo, si vede che anche la produzione di rifiuti fa PIL.

Fatto sta che il 5 di questo mese inizierà la conferenza dei servizi che dovrebbe essere la fase finale del procedimento autorizzativo dell’impianto da costruire al confine fra Civitavecchia e Tarquinia. La cosa che non si comprende è il fatto che nonostante tutti si dicano e giurino, con la mano sul cuore, che l’impianto “non s’ha da fare” e che non si farà, il procedimento prosegue. I soliti “sfigati ambientalisti”, come qualcuno simpaticamente li chiama, da tempo si danno da fare per fermare la “iattura”, ed il 5 marzo saranno li, in Regione, a fare il Sit-in di protesta.

Evidentemente la notizia dell’emendamento inserito nella Legge Regionale 27 febbraio 2020, n. 1 “Misure per lo sviluppo economico, l'attrattività degli investimenti e la semplificazione”, che “vieta” la costruzione di inceneritori “non previsti”, non basta a tranquillizzare. Chi scrive ha ancora vivo il ricordo della legge sull’acqua pubblica, approvata con voto unanime e poi finita come sappiamo. ACEA, alla fine, ha comunque acquisito la gestione del “bene comune e primario”, con buona pace di chi brindava alla vittoria.

Ma torniamo all’inceneritore di monnezza, mi scusino se non lo chiamo termovalorizzatore, ma mi parrebbe una presa per i fondelli. Dunque, alla legge di cui sopra, appena approvata, è stato applicato un emendamento che recita espressioni che non dovrebbero lasciare dubbi, cito:

“………è vietata, qualora non sia espressamente prevista dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, l’installazione di nuovi impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti o che utilizzino combustibili derivanti da rifiuti……”, e ancora: “Il divieto di installazione di nuovi impianti si applica anche ai procedimenti di autorizzazione pendenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione”.

Dovremmo quindi “stare tranquilli”, ma un mio collega diceva sempre: “a tranquillo gli hanno dato vent’anni”. Io sono uno di quelli che non da molto peso ai detti popolari, li considera un po’ espressioni di chi non è proiettato verso il futuro, ma l’esperienza, purtroppo per noi, questo ci fa temere, il bis dell’acqua pubblica.

La foto di copertina mostra il “Palazzo” della Regione un poco oscurato dal fumo, penso che sia una immagine veramente emblematica, rappresentativa di come spesso e volentieri la politica parli una lingua ed i fatti ne parlino una diversa. Non me ne vogliano, ma la gente comune, ma anche quella non proprio comune, fa davvero fatica a comprendere il perché del fatto che il procedimento continui imperterrito nonostante le voci che contano e che hanno il “potere nelle mani”, abbiano da tempo espresso con forza, e vorrei dire veemente contrarietà, dichiarazioni come questa: “L’inceneritore non si può fare perché non serve e non è previsto che si faccia”.

Se le impressioni dicono qualcosa, non si può non registrare un calo di tensione nelle istituzioni interessate, nella “politca del territorio”, quella stessa politica cui il Comitato SOLE fa appello di partecipazione al Sit-In del 5.

Comitati e movimenti fanno sempre appello alla politica, istituzionale o meno, e non potrebbe essere diversamente, ma, questa, passato il momento della visibilità, dell’indignazione e della vetrina, spesso, si distrae per altri temi, per vicende spesso ben poco nobili. Diatribe, talpe ed altre amenità del genere, sono troppo spesso protagonisti della vita politica che dovrebbe occuparsi d’altro; intanto i procedimenti avanzano grazie ad un territorio poco sensibile sia nel personale politico che nella popolazione, un territorio triste, triste come quei tre negozi chiusi in quei100 metri di strada che ho percorso oggi.

Speriamo che ce la caviamo.

 

 

L’emendamento citato nell’articolo.

 

 

Legge Regionale 27 febbraio 2020, n. 1

“Misure per lo sviluppo economico, l'attrattività degli investimenti e la semplificazione”

 

CAPO V

DISPOSIZIONI FINALI

Art. 22

 

19. Alla legge regionale 9 luglio 1998, n. 27 (Disciplina regionale della gestione dei rifiuti)e successive modifiche, sono apportate le seguenti modifiche:

a) dopo la lettera n) del comma 1 dell’articolo 4, è aggiunta la seguente:

“n-bis) la Regione attiva le procedure amministrative al fine di ottemperare alle previsioni dell’articolo 205, comma 3 del d.lgs. 152/2006 a partire dai dati della raccolta relativi all’anno 2021.”;

b) dopo il comma 1 dell’articolo 15 è inserito il seguente:

“1 bis. Nel rispetto dei principi di cui all’articolo 178 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) e successive modifiche, dei criteri di priorità e delle percentuali di raccolta differenziata disposti rispettivamente dall’articolo 179 e dall’articolo 205, comma 1 del succitato d.lgs. 152/2006, è vietata, qualora non sia espressamente prevista dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, l’installazione di nuovi impianti di incenerimento e coincenerimento di rifiuti o che utilizzino combustibili derivanti da rifiuti. Il divieto si applica a tutti gli impianti, comunque denominati, come definiti agli articoli 273 e 273 bis del d.lgs. 152/2006, inclusi gli impianti che utilizzino altri processi di trattamento termico, quali, ad esempio, la pirolisi, la gassificazione ed il processo al plasma, anche nel caso in cui le sostanze risultanti dal trattamento non siano successivamente incenerite o i gas prodotti dal trattamento termico dei rifiuti siano purificati in misura tale da non costituire più rifiuti prima del loro incenerimento e da poter provocare emissioni non superiori a quelle derivanti dalla combustione di gas naturale. Il divieto di installazione di nuovi impianti si applica anche ai procedimenti di autorizzazione pendenti alla data di entrata in vigore della presente disposizione.”.

 

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SE NON ORA QUANDO?

Quando le condizioni politiche e di mercato hanno decretato che il carbone è un combustibile obsoleto, si è messo in moto il cambiamento. Si dovrebbe forse dire la “transizione”? Ancora non lo abbiamo ben compreso, nel senso che non abbiamo ancora chiara la strada che intraprenderà la questione energetica di questa città. Sotto la spinta europea gli ultimi governi hanno redatto, o si sono fatti redarre da ENEL, i piani strategici per l’energia. Il piano corrente identifica nel gas la “transizione” verso le sostenibili. Più volte ho avuto modo di dire che investire sul gas significa non investire sulle sostenibili, stante il fatto che il metano è un combustibile fossile. Gli interessi sul gas sono molti e potenti, vedi in questi giorni la questione Libia, e il gasdotto turco. Ma, esiste un altro scenario, l’Europa spinge sull’acceleratore ecologico e mette in campo una vagonata di miliardi di Euro, insomma, sono veramente tanti soldi. Dunque penso si possa dire che sul sostenibile ci sono i soldi, occorre prenderli, ma per farlo occorre decidere, nello specifico della nostra città occorre capire che sta per passare un treno, prenderlo significa imbarcarsi in prima classe, o meglio, guidare la locomotiva. Guidare la locomotiva vuol dire fare da traino. Quali sono i motivi per cui è lecito pensare che possiamo fare da traino? Ne cito 6 sui quali c’è certezza, ma non sono i soli.
1) Il 2025 il carbone cesserà di alimentare TVN.

2) L’occupazione TVN dipendente, in caso di conversione a gas verrebbe drasticamente ridotta, mentre passando alle sostenibili si moltiplicherebbe di più volte.

3) La pessima situazione sanitaria del territorio richiede una drastica riduzione delle emissioni.

4) Le tecnologie sono mature e già utilizzate

5) L’europa, ci mette molti soldi oltre a quelli già disponibili

6) La progettualità che riguarda il territorio è già avviata, frutto del lavoro di ricercatori che hanno trovato nel Comitato SOLE il necessario supporto per interfacciarsi con il territorio, ovvero con i soggetti interessati, coloro che possono e debbono decidere.

 

Ci sarebbe anche il “green new deal” del “Conte 2”, ma di questi tempi le dichiarazioni dei politici nostrani non brillano per credibilità. Bastano comunque già i 5 citati per pensare che “un altro futuro è possibile”, che è il momento giusto. Occorre però decidere di intraprendere questa strada, ed occorre farlo con una determinazione senza tentennamenti, senza cedere alle pressioni di chi vorrebbe incenerirci con la monnezza o gasarci con il metano fossile o con il bio metano, che, non sarà fossile, ma intanto brucia ed è quindi climaalterante, e poi, la digestione anaerobica dei rifiuti non può definirsi “salubre”, tant’è che il progetto di biodigestore della Pellicano, a Tarquinia, venne respinto per la sua pericolosità, purtroppo, senza far rumore, è stato ultimamente ripresentato con successo, un po’ come per i processi, una corte ti condanna e un’altra ti assolve. Qualcuno poi ci salvi se verrà approvato l’inceneritore di A2A.

Siamo dunque ad un bivio, da una parte il gas, l’inceneritore e i digestori anaerobici, con il proseguimento della crisi occupazionale e sanitaria, lasciando il campo ad interessi poco pubblici, dall’altra la scommessa su una reale rivoluzione energetica e culturale che abbiamo l’occasione di pilotare. E’ certo una prospettiva ambiziosa che richiede impegno a vari livelli, ma strumenti e opportunità ci sono, come c’è già chi ha iniziato, altri porti italiani già producono e presentano progetti. In Europa ci sono già progetti avanzati ed operativi. Ma siamo ancora in tempo per prendere il treno, magari capeggiare un network di energia sostenibile dei porti mediterranei. Prendo a prestito una espressione di Angelo Moreno, uno dei tecnici che lavorano sul progetto “Porto bene comune”. la citazione (credo sia sua) così recita:

“La transizione alle sostenibili possiamo subirla o possiamo governarla, dobbiamo scegliere, perché comunque essa ci sarà”.

Il Porto di Civitavecchia fa già parte della “Associazione dei porti del Mediterraneo MEDPORTS” ed in quella sede potrebbe promuovere un network energetico, magari da una posizione di privilegio, avendo in mente cioè un porto assolutamente autonomo e disconnesso dalla rete nazionale grazie al mix di fonti sostenibili e con queste la produzione e stoccaggio di idrogeno per fornire energia nei momenti di scarsa produzione.

In sede governativa è già avviato un tavolo sull’idrogeno, e l’Europa già riceve i progetti da finanziare tramite IPCEI (Important Projects of Common European Interest). Tanto per citare alcune opportunità. La domanda quindi è se i soggetti interessati vorranno oppure non vorranno perseguire questa strada, se vorranno cioè essere protagonisti e magari riconosciuti in futuro come attori di una rivoluzione, o se vorranno lasciare a chi verrà dopo di loro, l’onere di subire la trasformazione, perché è inevitabile che arrivi, ed arriverà, prima o poi.

Pare che TVN non sia ancora nelle centrali interessate al “capacity market” del gas, ed i rumors fanno intuire che la centrale non impianterà i turbogas, vedremo, ma forse, proprio per queste cose, potrebbe essere il momento opportuno per impegnare ENEL nelle sostenibili in questo territorio, senza dimenticare le dovute bonifiche, prima che altri soggetti le soffino l’opportunità da sotto il naso, occorre fargliela vedere.

Insomma….  se non ora, quando?

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L’ARIA CHE TIRA…. UN PO’ FUMOSA

Molta roba sul fuoco in questi ultimi tempi, fate conto un bel falò nel quale si mette legna ad ardere senza risparmio e magari qualcuna non è buona e fa fumo, un bel fumo bianco e opaco che tutto avvolge.

L’unica cosa che è chiara e limpida è una cosa che nessuno dei protagonisti dice, l’unica cosa sulla quale non c’è dubbio è la motivazione principe per ogni decisione, fa nulla se sula pelle della gente o sul futuro prossimo del territorio. Così è infatti, che, grazie al “capacity market”, la transizione energetica verso le fonti sostenibili passa, per forza, attraverso il gas; e se no che la fanno a fare la Trans Adriatic Pipeline? Ma forse dico una stupidaggine, forse la TAP serve anche per altro. A me interessa, però, il fatto che il gas è sempre na cosa che brucia, che sputa roba incandescente nell'aria, e quando non la scalda perché esce fuori da macchinari e tubi a mo di spiffero, quando il metano si disperde intonso nell’aria, ci da una mano a cambiare il clima, già di per se balordo abbastanza. E’ di ieri o ieri l’altro la notizia delle morti italiane per catastrofi meteorologiche, pare che siamo nella parte alta della classifica, come siamo altrettanto nella parte bassa per virtuosità ambientale, tanto da meritarci le sanzioni europee, forse uscire dalla UE verrebbe bene per evitarle. Un po’ di titoli presi qua e la: “Rifiuti: 355 milioni di sanzioni per le violazioni delle norme europee“, “Ambiente, Italia ha pagato all'Ue 548 milioni in violazioni”, “Corte Ue condanna l'Italia per 44 discariche”. Vero, stavo parlando di gas, ma non c’è poi tanta differenza fra gas e monnezza, ci sono due cose che li accomunano profondamente, il business ed il fumo, due cose inscindibili. Anche i rifiuti producono fumo, ancor prima di essere discaricati o combusti, infatti il comune cittadino come me, assiste basito al rimpallo di responsabilità fra Regione Lazio e Roma, e vacci a capire, l’unica chiarezza la si può avere se si decide di credere all’uno o all’altro. A seguito della chiusura della discarica di Colleferro si è sviluppata una vicenda che ha del grottesco, al di la dei rimpalli di competenze. Una vicenda che ha dato lo spunto a foschi pensieri che vanno dall’ipotesi di un allargamento dell’attuale discarica all’inceneritore di A2A che incombe sui destini del territorio. Il tema è caldo, molto caldo, i sindaci scendono in campo e si incontrano, è di oggi il titolo sul telematico locale Big Notizie.it: “Rifiuti, i Comuni pensano di “mettersi in proprio”. Aperto un tavolo”. Ma per far cosa? Al momento è certo che i sindaci del territorio, tutti insieme, con tanto di fascia tricolore, hanno fermato un camion “romano” che aveva già scaricato il suo carico di monnezza e che se ne stava andando a casa. Può essere che, nel fumo” abbiano confuso il senso di marcia. Intanto, ritirata l’ordinanza della Raggi, c’è sempre la questione inceneritore. Il procedimento è ancora in piedi, nonostante tutti, da destra a sinistra si siano dichiarati fermamente contrari, non possiamo dire che “non si farà”. Veramente lo dicono un po’ tutti gli addetti ai lavori, ne sono tutti certi, ma sono parole di fumo poiché di certo e vincolante nulla c’è ancora su questa questione. Intanto, che la procedura prosegue, crescono le voci pro inceneritore: e allora Copenhagen? Non fosse bastata l’esperienza del “carbone pulito” c’è chi sostiene l’inceneritore a “impatto zero”, io dico che sempre di fumo si tratta. Ancora mi viene di paragonare la questione inceneritore, con il crematorio. A questo furono imposte restrizioni sui numeri, salvo poi consumarseli in sei mesi contando di risolvere, per gli altri sei, vincendo il ricorso avverso alla prescrizione sindacale...., pare l’abbiano perso. Faccio il paragone poiché nella capitale danese, l’inceneritore, che brucia monnezza anche se lo si chiama termovalorizzatore o impianto di recupero energetico, ha bisogno di bruciare molto più combustibile di quanto i rifiuti della città possano produrre, altrimenti non si reggerebbe in piedi dal punto di vista economico. Anche li le restrizioni fanno a cazzotti con le necessità economiche dell’impianto. Il sito “Zero Wast Europe” ha pubblicato un articolo su quell’impianto che titola: “A Danish fiasco: the Copenhagen incineration plant”, (Un fiasco danese: l’impianto di incenerimento di Copenhagen). Fra le varie cose si legge: “To function at full capacity would require the use of imported waste, which was initially prohibited. However, in 2016, the five municipalities that own Amager Bakke changed the original agreement to allow imported waste” (Per funzionare alla massima capacità, servirebbe importare rifiuti, cosa inizialmente proibita. Comunque, nel 2016, i cinque comuni proprietari del Amager Bakke - così si chiama - hanno cambiato l’accordo originario per permettere l’importazione di rifiuti). E mi pare pure giusto, chi investirebbe mai milioni di euro per bruciare quel po’ di monnezza che un comune residua dopo una virtuosa raccolta differenziata? A meno che non si creda alla emissione zero dei nuovi impianti, dovremmo davvero temere la realizzazione di un tale impianto. A meno che non sia il pretesto giusto per allentare l’attenzione sulla gestione virtuosa ed attenta dei rifiuti, sulla puntuale differenziata. Non ci credo, ma sto in campana. Gli interessi sono molti e importanti, sia che si estenda la discarica o che si faccia l’inceneritore, sono grandi abbastanza per prevalere su chi gli si para contro. Per il momento, l’aria….. è fumosa.

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AIA TVN APPROFONDIMENTI

APPROFONDIMENTI SUL RIESAME DELL’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE PER LA CENTRALE DI TORREVALDALIGA NORD 2019

Approfondimenti attorno alle prescrizioni

Qualche giorno fa è stato pubblicato il verbale della “Conferenza dei Servizi” relativa al riesame dell’autorizzazione ambientale per la centrale ENEL di Torrevaldaliga Nord. La pubblicazione di questo documento era atteso dal “dibattito politico” cittadino. Ma ci sarebbe da chiedersi cosa ne abbia compreso la popolazione che, non ce lo scordiamo, è il destinatario dell’azione politica. Fra i temi che compongono questa vicenda c’è quello delle “prescrizioni”. Ma cosa si intende per “prescrizione”? Nello specifico del procedimento autorizzativo, con il termine “prescrizione” si intende indicare condizioni vincolanti per l’esercizio che viene autorizzato. In altre parole la centrale può operare ma rispettando alcune condizioni, condizioni che prendono il nome di “prescrizione”. Queste prescrizioni vengono proposte, durante il procedimento, dai vari attori coinvolti, dai ministeri, dagli enti ecc…

Queste proposte prescrittive vengono esaminate tenendo anche conto delle osservazioni e controproposte del soggetto che chiede l’autorizzazione per la propria attività, in questo caso ENEL. L’istruttoria termina con la redazione del Parere Istruttorio Conclusivo PIC che passa alla Conferenza dei servizi, che praticamente conclude l’iter con le ultime proposte e discussioni e con il voto finale per l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). Nel verbale della conferenza sono riportate anche le condizioni con le quali l’autorizzazione è concessa, in buona sostanza prescrizioni di vario tipo. Come ben sappiamo, il Sindaco, in qualità di responsabile per la salute pubblica, ha una opzione specifica, può “imporre” le proprie prescrizioni. Questa opportunità è resa possibile da un decreto degli anni 30 (comunemente noto come “Regio Decreto”) ancora in vigore. Tali prescrizioni non sono sindacabili e sono da subito operative nei termini indicati dalle stesse, non è comunque precluso il ricorso contro le prescrizioni, qualora queste si ritenessero infondate. Di queste cose già si è più volte parlato, invece non si è entrati nel merito delle stesse e può essere interessante farlo leggendo quanto riportato dai documenti pubblicati.

Il PIC (Parere Istruttorio Conclusivo) viene arricchito dalle osservazioni del gestore dell’impianto (ENEL), valutate dal Gruppo Istruttore (GI). Nel PIC sono presenti anche le prescrizioni proposte dal Comune di Civitavecchia, (Modifiche e integrazioni alla bozza di PIC esaminata dal Gruppo Istruttore nella riunione del 18 aprile 2019. ) che sono sostanzialmente 2:

1) la riduzione delle ore di funzionamento e della quantità di carbone utilizzato. Cito:

“Si prescrive al Gestore di attenersi alle ore di funzionamento e al consumo di carbone dichiarati nel progetto che ha ottenuto il giudizio positivo di compatibilità ambientale di cui al DEC VIA/680/2003. In particolare, la produzione non dovrà eccedere le 6000 ore/anno equivalenti al carico massimo e il consumo di carbone non dovrà eccedere le 200 tonnellate/ora per sezione per un totale di 3.600.000 tonnellate/anno”

2) Il rispetto della legge regionale sul risanamento dell’aria che prevede combustibili con tenore di zolfo minore dello 0,3%. Cito:

“…le sezioni 2, 3 e 4 siano esclusivamente alimentate a carbone con contenuto di zolfo non superiore allo 0,3%, salvo la fase di avviamento, nella quale è consentito, fino al raggiungimento del minimo tecnico, l’uso del gas naturale;”.

 Ci occuperemo delle prescrizioni proposte dal comune e di altre due, una riguardante i controlli relativi al mercurio e quella che stabilisce un tempo limite per la presentazione del piano di uscita dal carbone.

ORE DI FUNZIONAMENTO E CONSUMO DI CARBONE

Nel verbale della conferenza dei servizi, alla pagina allegata indicata con il numero 55/171, si riporta la prescrizione relativa alle ore di funzionamento ed alla quantità di carbone bruciato. Accanto a questa ENEL osserva fondamentalmente che:

- tali limiti non possono essere oggetto di prescrizione come definito nella precedente AIA,

- che limitare la capacità di far fronte alle richieste energetiche mette in discussione sia la massima capacità produttiva dell’impianto sia la capacità di assicurare la “sicurezza energetica” del paese.

Inoltre il gestore propone di esprimere solamente il limite di capacità dell’impianto. Appresso è espresso il parere del GI (gruppo istruttore) che approva la proposta di ENEL bocciando la prescrizione prodotta dal comune di Civitavecchia che, ovviamente, si dichiara (unico) contrario alla proposta di ENEL che risulta quindi approvata.

TENORE DI ZOLFO

Riguardo il tenore di zolfo, sempre alla pagina indicata col numero 55/171, si riporta la prescrizione indicata dall’AC che fa riferimento alla legge regionale per il “risanamento della qualità dell’aria”. ENEL commenta lungamente ponendo varie obiezioni. Vediamone le più significative:

- l’ipotizzato contrasto con  la legge regionale è contestato facendo riferimento ad una pronuncia del Consiglio di Stato che ritiene non assoggettabile alla legge regionale l’impianto che abbia “autorizzazioni AIA di competenza ministeriale”, tesi confermata da una nota della Direzione Regionale Ambiente del 2010. I riferimenti per il pronunciamento del Consiglio di Stato e della Direzione Ambiente della Regione sono presenti nel commento del gestore.

- un combustibile con tenore di zolfo inferiore allo 0,3% renderebbe critiche le condizioni operative sino alla “impossibilità di operare, in quanto la centrale è progettata per carbone con diverso tenore di zolfo. Tale parere è accompagnato da numerose questioni tecniche. La proposta di ENEL è sostanzialmente quella di ridurre il tenore ammesso da minore di 1% a minore di 0,7%, proposta accettata dal GI con voto contrario del solo comune di Civitavecchia.

A fronte dell’assolutamente doveroso allarme sanitario, l’allora sindaco Cozzolino propose le due prescrizioni (modifiche al PIC) supportate dalla documentata necessità di abbassare significativamente le immissioni inquinanti della centrale anche perché si vanno a sommare alle numerose altre esistenti in una situazione ambientale e sanitaria particolarmente critica. Se da un canto le motivazioni tecniche relative al tenore di zolfo,motivazioni tecniche nelle quali è  meglio non avventurarsi senza un buon bagaglio tecnico, rendono verosimilmente non condivisibili le prescrizioni sindacali, d'altro tipo, invece, sono le obiezioni relative alle ore di attività ovvero per le quantità di carbone bruciato. La “sicurezza energetica” non può essere certo motivo valido, basterebbe considerare un apposito meccanismo di deroga, nella eventuale necessità imprescindibile di maggior produzione temporanea. La necessità di sfruttare l’impianto al massimo delle sue capacità è una mera questione economica che non può certo essere considerata primaria rispetto alla salute della cittadinanza. Non esiste quindi una imprescindibile questione tecnica che possa "superare" le prescrizione sindacale. La valenza ambientale di tale modifica al PIC è stata evidentemente da tutti ignorata, sia da parte degli enti votati alla tutela di ambiente e salute, sia di quelli che amministrano il territorio vasto.

MERCURIO

Dalla lettura del verbale della conferenza (pag. indicata 3/171) si evince che ENEL ha chiesto ed ottenuto di non effettuare più i controlli in continui delle emissione di mercurio ma bensì periodicamente poiché negli anni l’emissione di mercurio è risultata stabile. Sinceramente ci pare una motivazione inaccettabile, ma tant’è è stata accettata, anche questa.

CARBON EXIT

Un ultimo tema riguarda la “carbon exit”. Su questo il gestore pare soccombere (pag. indicata 45/171), alla prescrizione di presentare il piano per l’uscita dal carbone per il 2025 il gestore oppone che non si possa prescindere da quanto predisposto e deciso dal “tavolo interministeriale per l’attuazione della SEN 2017”, e che quindi la fissazione di un termine appare piuttosto improbabile, ma tale obiezione, e quindi relativa controproposta, non è stata considerata, evidentemente, sufficientemente motivata, ed è stata respinta. Per questo entro un anno dall’approvazione di questa AIA il gestore dovrà produrre il piano per la carbon exit al 2025.

Sebbene di per se ciò non possa rassicurarci, è comunque un appuntamento che vale la pena tener presente, una data fissata è meglio di una linea di principio.

Non è ancora detta l’ultima parola di questa AIA, il ricorso del Comune presso la Presidenza del Consiglio è in itinere. L’accoglimento di questo ricorso potrebbe riaprire la conferenza e dare la possibilità di portare modifiche all’autorizzazione e fornire l'occasione all’AC di avvalersi del regio decreto con una motivazione più sostenuta. Non c’è dubbio che la salute dei cittadini sia il primario obiettivo dell’azione politica in questa città, e, se da una parte alcune opposizioni prettamente tecniche sono di difficile superamento, vedi il tasso di zolfo, altre non dovrebbero essere considerate “problematiche” vedi i limiti sul monte ore e carbone, in quanto vanno in realtà ad incidere solo sul pieno utilizzo della centrale, mentre è certamente possibile ipotizzare un meccanismo per il quale, in modo temporaneo e per casi eccezionali, tali limiti possano essere superati.

Il lettore potrà approfondire ulteriormente con la lettura estiva dei documenti che riportiamo di seguito.

Collezzione documentale relativa alla revisione dell'AIA di TVN nell'apposita sezione del portale del Min. Ambiente

Collezzione documentale relativa alla revisione dell'AIA di TVN nell'apposita sezione del portale del Min. Ambiente 

Verbale della conferenza servizi portale min. Ambiente

Lettera con la quale il Comune di Civitavecchia propone le sue prescrizioni

 

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