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IL MINISTRO DELL’AMBIENTE A CIVITAVECCHIA

In evidenza IL MINISTRO DELL’AMBIENTE A CIVITAVECCHIA

"Novembre 1953  il cielo di Civitavecchia si macchia di nero. Fiumaretta, centrale termoelettrica alimentata a carbone, sputa, giorno e notte, i suoi veleni: gli abitanti di Civitavecchia e del comprensorio, li respirano a pieni polmoni, giorno e notte. Da allora nessuna tregua, nel 2025 l'inquinamento dell'aria e i gravissimi danni alla salute compiono 72 anni."

66 anni dopo le prime “fumate carboniche” della centrale, arriva il Ministro Costa. Viene per presentare il documento: “Linee Guida per la redazione dei Documenti di Pianificazione Energetico Ambientale dei Sistemi Portuali“. Il nostro porto ha un ruolo primario nel conto delle immissioni inquinanti, ben lo sappiamo dovendo fare i conti con un traffico crocieristico tale da classificare il nostro porto al primo posto per passeggeri nel Mediterraneo. Ma, qui da noi, non si può parlare di ambiente senza affrontare il tema TVN. Tant’è che, nei video apparsi dopo l’evento, il Sindaco Cozzolino annuncia alla cittadinanza che nel novembre scorso il Ministero Ambiente ha emanato una disposizione per la quale il 2025 sarà l’ultimo anno per il carbone in tutto il paese TVN compresa. Dice che la chiusura "è legge", ma proprio così non pare essere.

Certo la politica è a dir poco sorprendente, ma, a dire il vero, chi si sorprende più? Le politiche ambientali non sfuggono all’esigenza speculativa. Siamo sicuramente lieti della notizia, che specificherò meglio di seguito, e su questo non c'è dubbio, ma non possiamo certo fare a meno di notare e dolerci di essere stati presi bellamente in giro.
 Chi ci segue ricorda che, a dicembre inoltrato, avemmo un incontro al Ministero con il Capo della Segreteria Tecnica del Ministro; l’oggetto era, manco a dirlo, la centrale TVN e l’uscita dal carbone. In buona sostanza avemmo in risposta che il piano energetico, in fase di redazione, prevedeva l’uscita dal carbone entro il 2025 ma avrebbero provato per il 2023. Chiedemmo anche se ci fossero attività concrete in atto, attività propedeutiche all’uscita, avendo in risposta: "forse è meglio chiedere al MISE". Possiamo forse pensare che il Capo della Segreteria Tecnica non sapesse della disposizione emanata il mese precedente? Certamente no, come non possiamo immaginare che non lo sapesse quando, pochi giorni prima, incontrò la delegazione del comune proprio su questo tema.
 Chi è attento a queste tematiche ricorderà le dichiarazioni dell’AC a seguito di quell’incontro: “stiamo valutando col ministro la possibilità di riaprire l’AIA”, tant’è che il pensiero di tale attività ci mise nel sospetto che la possibilità dell’uscita dal carbone potesse essere “ipotetica”, nonostante il SEN la prevedesse, in fondo 6 anni sono pochi per programmare tali cambiamenti.

E dunque una notizia così importante è stata taciuta per mero calcolo politico. Del resto come scordare, d’altra parte, all’indomani del rinnovo dell’AIA di TVN l’espressione sindacale (altra amministrazione) “grande vittoria dell’ambiente a Civitavecchia”, più o meno suonava così, rivelatasi subito una presa per i fondelli? Non lo abbiamo scordato.

Ma non ci stupiamo più di nulla, sentiamo solo l’amaro per una politica irrispettosa, a cominciare da chi parlava di “carbone pulito”. e a seguire, spicca fra le frasi eccellenti: "dovremmo essere contenti che la corrente costa meno".


Torniamo all’uscita dal carbone. Il ministero ha disposto la riapertura delle autorizzazioni integrate ambientali (AIA) per una molteplicità di impianti. Per le centrali a carbone i gestori dovranno proporre documenti che prevedano l’abbandono di quel combustibile entro il 31/12/2025

:

(dal decreto ministeriale)
ART. 2 COMMA 2:
"2. Nel caso di impianti di combustione alimentati a carbone, la documentazione di cui al comma 1,
 punto b, deve espressamente prospettare la cessazione definitiva dell’utilizzo del carbone ai fini di
produzione termoelettrica entro il 31 dicembre 2025”.

Quindi non si può dire che ci sia una “legge” che impone l’uscita dal carbone al 2025, ma è una prescrizione che avvisa i gestori che non saranno accettate proposte di utilizzo del carbone oltre quel termine temporale.

 Se tutto va come speriamo vada, la centrale smetterà di bruciare carbone, ma certo occorrerà vigilare che il processo abbia il suo corso ad iniziare dalla riapertura dell’AIA, in considerazione ceh disposizioni e leggi sono non raramente disattese, in considerazione che l’uscita dal carbone richiede che abbiano luogo e termine altre attività per garantire la produzione di energia in modalità rapida e quantitativamente sufficiente, come quelli che una centrale convenzionale può dare, e non sono cose che si fanno in due giorni. La speranza è quella di non vedere più la ciminiera sullo sfondo del nostro panorama e quella cappa sulla città quando si scende dalla Tolfa al mattino. L'ipotesi di conversione a gas non è certo ciò di cui ha bisogno la città e men che meno la conversione a "inceneritore di rifiuti", ipotesi quest'ultima che non vogliamo neppur contemplare.


Riguardo il porto e il traffico navale le “Linee Guida per la redazione dei Documenti di Pianificazione Energetico Ambientale dei Sistemi Portuali“  prevedono che le autorità portuali presentino piani per ridurre sensibilmente le emissioni in atmosfera delle attività portuali, comprese quelle delle navi “attraccate”. Tali piani debbono contenere valutazioni sulla elettrificazione delle banchine e sulla fornitura di GNL oltre ad altre specificità, con relative valutazione di costi e benefici. Nel documento si fa riferimento alle realtà portuali che già dispongono di “cold ironing“ o hanno progetti in fase avanzata, come il porto di Genova. Da notare come vengano citate le disposizioni normative in merito e le espressioni comunitarie, come la “Strategia dell’Unione europea per ridurre le emissioni atmosferiche delle navi marittime” nella quale si invitano le Autorità Portuali a imporre, incentivare o favorire l’impiego di elettricità erogata dalle reti elettriche terrestri per le navi ormeggiate nei porti. 
Il documento, piuttosto tecnico, mette in evidenza la necessita delle valutazioni costi/benefici che andranno ad influenzare le scelte. In altre parole si dispone che le autorità portuali valutino quali trasformazioni mettere in atto per ridurre sensibilmente i gas serra, e con essi anche gli altri inquinanti.

Per quanto abbia letto, non ho trovato indicazione, per la valutazione dei costi sanitari che ricadono sulla cittadinanza in termini finanziari ma, soprattutto in termini di sofferenza.

 Quei costi, certo, non possono essere valutati dalle autorità portuali, ma li possono valutare certamente gli enti sanitari. Il Registro dei Tumori del Lazio dovrebbe mettere a disposizione dei “decisori politici” le informazioni utili per valutare e decidere, ma questo, è ben fermo nei cassetti del DEP Lazio in attesa che qualche politico competente autorizzi i funzionari del DEP a pubblicarlo e lo potevano fare già dal novembre 2017 oltre un anno fa.

Nel 2025 i gravissimi danni all'ambiente e alla salute della popolazione  compiranno 72 anni, ma già i 66 di oggi pesano sulle spalle, tremendamente.

 

LA DISPOSIZIONE MINISTERIALE SULLE RIAPERTURE DELLE AIA

Ultima modifica ilLunedì, 21 Gennaio 2019 17:19
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