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Luciano Damiani

Luciano Damiani

REGISTRO DEI TUMORI LAZIO - WORKSHOP 16/11/2017

Si è svolto oggi il workshop sullo "Stato dell'arte" del Registro Tumori della Regione Lazio. Occasione importante per comprendere meccanismi e criticità che caratterizzano questo importante strumento. Sebbene si sia trattato di un incontro piuttosto "tecnico", i contenuti e gli interventi sono stati comprensibili e chiari anche per chi non è "tecnico" del settore. Ogni giorno nel Lazio, vengono diagnosticati 100 nuove patologie oncologiche, il RTL (Registro TumoriLazio) si configura come un gigantesco database nel quale confluiscono informazioni che vengono filtrate ed elaborate per raggiungere un accettabile livello di rispondenza a quella che è la reale situazione. Non sembrerebbe neppure una cosa particolarmente difficile se non fosse che non poche e non leggere sono le criticità che questo strumento deve affrontare. Ad esempio ci dicono che gran parte dei dati, raccolti dal "Registro", provegono dalle servizi di "Anatomia Patologica"; solo il 50% circa di queste unità sono dotate dello strumento informatico e spesso anche la codifica, da questi utilizzata, non corrisponde alla descrizione della patologia. In questo esempio già sono comprese due criticità, una legata alla informatizzazione dei servizi e l'altra in una standardizzazione delle codificazioni. Ma non sono certo solo queste le criticità da affrontare. Criticità di altro tipo sono quelle che si riferiscono alla scarsità di personale mezzi e motivazione. I ridotti stanziamenti, la mancanza di formazione specifica per gli addetti, l'idea che l'attività legata al RT sia qualcosa di aggiuntivo a quella giornalmente svolta, con conseguente precarietà dell'attività stessa, sono altre importanti criticità delle quali bisogna tener conto parlando del Registro Tumori. L'assunzione e la catalogazione dei dati è il cuore dell'attività del RT, per perseguire questa attività si ricorre e si studiano degli "algoritmi" che sappiano comprendere, relazionare e confrontare i dati raccolti con lo scopo di restituire un risultato quanto più aderente alla realtà. Ogni singolo caso lascia numerose "tracce" nel suo percorso, tracce spessa non univoche discrepanze e contraddizioni possono verificarsi dalla prima diagnosi, al ricovero, dimissione, referto di anatomia patologica, somministrazione farmacologica ecc.. La massa delle informazioni relative allo stesso caso hanno bisogno, appunto, di un algoritmo che riesca a decifrarle e codificarle in modo utilizzabile dal Registro. Qualora non riesca il "caso" sarà passato all'analisi fatta dal personale.

Molti sono gli aspetti attinenti alla funzionalità dello strumento RT, ma è necessario averne contezza per poter leggere la mole di dati che già sono disponibili. Sui dati resi pubblici, torneremo dopo una lettura attenta che faremo nei prossimi giorni. Alcuni aspetti sui dati hanno sollecitato domande non banali e suggerito risposte. Ad esempio le differenze fra nord e sud ci raccontano di un paese nel quale al sud la vita pare più salubre, ma il servizio sanitario è meno efficiente in confronto ad un Nord nel quale ci si ammala molto più, ma di contro si guarisce anche molto di più. Anche i dati del nostro territorio suggeriscono domande, ma ci prenderemo il tempo per studiare le tabelle a disposizione.

Non è mancata una sorta di appello alla politica per investire in questo strumento, strumento a disposizione dei decisori politici che hanno il potere e l'onere di dover decidere come e cosa finanziare, quale direzione prendere. Il Presidente Zingaretti ha detto che con il RTL la sanità regionale è alla svolta, si comincia a ricostruire una sanità regionale "distrutta e destrutturata", speriamo che sia una svolta e non una "rotonda".

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INTERROGAZIONE DELL'ONOREVOLE TIDEI SULLA RIMOZIONE DEI MONOLITI DEL CETLI E RISPOSTA

Come noto, presso il CETLI, vi sono dei monoliti in cemento che racchiudono le sostanze nocive derivanti dalla disattivazione delle armi chimiche, residuati bellici, che vengono trattate e disattivate nel Centro di via Braccianese Claudia. L'onorevole Marietta Tidei ha presentato una interrogazione a risposta scritta nella quale si chiede al Governo di riferire sull'iter che prevede la rimozione dei monoliti, rimozione necessaria a causa di ipotizzabili perdite di sostanze nocive data la vetustà e lo stato degli stessi, tant'è che questi sono al momento collocati all'interno di una apposita vasca di contenimento. La "interrogazione" porta la data del 29 maggio scorso. L'On. Tidei ha cortesemente condiviso con noi la risposta del Sottosegretario di Stato Delegato On. Gioacchino Alfano del 11/07/2017. Nella risposta si precisa che la gara di appalto regolarmente chiusa l 20 di giugno, è ora nello stato di valutazione delle offerte. Il "cronoprogramma", al momento rispettato, prevede che nell'ultimo trimestre dell'anno i monoliti vengano rimossi dall'attuale locazione, secondo il capitolato previsto dalla agenzia della NATO NSPA (Nato Support and Procurement Agency). Un doveroso grazie va all'On. Marietta Tidei per l'interrogazione su questo tema ed al supporto che da a Piazza048 relativamente alla sino ad ora disattesa richiesta di dati sanitari presso il DEP del Lazio. Speriamo di sapere quanto prima cosa ne sarà dell'ipotesi bruciatore e comunque come verranno trattate le armi che ancora attendono di essere disattivate e che ancora verranno ritrovate e recuperate.

Il testo della interrogazione

La risposta del Sottosegretario di Stato

NAUFRAGIO VOLONTARIO

Si è tenuto in questi giorni il secondo tavolo di lavoro sul problema dell’inquinamento da traffico portuale. Il primo incontro si è svolto a fine marzo scorso su richiesta della Associazione “Cittadini per l’aria” nell’ambito di una campagna per la riduzione dell’inquinamento da traffico navale che ha toccato diverse città portuali.

Al termine di quel primo incontro ci lasciammo con la promessa di valutare l’accordo volontario con gli armatori relativo all’uso di carburante con minor tasso di zolfo, che allora era in corso di valutazione. Dopo qualche tempo abbiamo potuto visionare l’accordo firmato da una sola compagnia ovvero la GNV. Chi ha voluto, quindi, ha potuto fare le sue valutazioni e confrontarle nel tavolo da poco svoltosi al Pincio. In realtà ci si sarebbe attesi di poter interloquire con l’Autorità Portuale e con la Capitaneria di Porto, ma l’assenza di entrambe ha reso tutto un po’ inutile. Insomma un tavolo di lavoro senza gli interlocutori principali. Andando ai contenuti della riunione, le obiezioni delle associazioni cittadine, riguardo la pochezza del “Civitavecchia Blue Agreement”, sono state riconosciute da tutti, compresi i rappresentanti dell’AC. Ciò che si fa fatica a capire è il perché l’accordo non sia stato proposto anche agli armatori delle compagnie croceristiche, Costa MSC ecc…  ci si è invece limitati ai traghetti ed alle navi porta veicoli. Quale tipo di valutazione in merito si sia fatta sfugge. L’idea di aver voluto lasciare la proposta ad accordo già avviato con le altre compagnie non si comprende. Si è forse pensato che il fumo dei traghetti è più nero? L’impressione è che l’accordo, visti i contenuti e visto il ristretto ventaglio degli armatori cui è stato proposto, sia partito con l’idea di volare basso, ovvero, di navigare sotto costa. Viene da pensare che il capitano abbia la patente nautica entro le sei miglia e non possa avventurarsi oltre. A parte queste considerazioni, l’assenza delle parti importanti come l’AP e la CP la dice lunga sulla forza che questa amministrazione ha in questo ambito o, se vogliamo, la dice lunga su quanto AP e CP vogliano collaborare con l’Amministrazione Comunale. A dire il vero pare, ma son voci di corridoio, che la Capitaneria di porto non abbia ricevuto l’invito. In ogni caso, qualunque ne sia il motivo, l’assenza della Capitaneria e dell'Autorità Portuale è un segno piuttosto chiaro che l’azione di questa amministrazione va profondamente rivista, sia per la sua inefficacia sia per le inefficienze degli uffici, nel caso si tratti di mancata comunicazione.

Che non ci siano rapporti collaborativi con l’Autorità Portuale è noto ai più, ma direi a tutti. Per stare al tema, il terreno di scontro nello specifico è quello sull’inadepienza delle prescrizioni VIA che il porto fa registrare riguardo la elettrificazione delle banchine. A tal proposito il Ministero ha disposto che le AP producano uno studio di fattibilità relativamente la elettrificazione delle banchine e di sistemi alternativi capaci di ottenere gli stessi risultati di “beneficio ambientale” prodotti dalla eventuale elettrificazione. Non ci è dato sapere se la nostrana autorità abbia prodotto questo studio, essendo assente nessuno ha potuto chiederglielo. Basta però qualche ricerca sul web per rendersi conto di quanto Molo Vespucci sia indirizzato ad intraprendere la strada del GNL ovvero di porre a disposizione delle navi, grandi e piccole, una stazione rifornimento, ovvero di bunkeraggio, del gas liquido. E’ vero. è riconosciuto che il GNL inquina certo meno dell’olio combustibile, ma è pur vero che inquina sempre più di una nave rifornita di energia elettrica in banchina.

Il Pincio, preso ormai atto del fallimento dell’accordo volontario, al quale lascia ancora poco tempo per possibili sviluppi, dichiara di voler insistere sull’assolvimento delle prescrizioni, ovvero la elettrificazione delle banchine. Conti fatti senza l’oste? Non si capisce bene chi sia l’oste, ma è ben chiaro che di elettrificare le banchine non se ne parla, mentre si parla, e non poco, di creare un importante hub per il rifornimento navale di GNL. Citando uno dei tanti recenti articoli si comprende come la strada sia segnata:

“In tale prospettiva, sin dall’inizio del mio mandato – continua il Presidente dell’AdSP (ndr. Autorita’ di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale, Francesco Maria di Majo, inquilino di Molo Vespucci) – mi sono attivato per reperire le necessarie risorse finanziarie, anche a livello comunitario, per realizzare una stazione per l’approvvigionamento del GNL, e fare, cosi’, del nostro porto un modello a livello non solo nazionale ma soprattutto europeo”

E dunque dovrà ben darsi da fare il Sindaco Cozzolino se vorrà ottenere la soddisfazione delle prescrizioni VIA. L’elettrificazione delle banchine, è un metodo già collaudato ed in uso in molti porti europei, americani e non solo. In alcuni arrivando anche a produzioni di energia green notevoli, ad esempio un parco eolico di ben 200 MW è attivo nel porto di Rotterdam. Il “Cold Ironing” è dunque praticato e non da ieri, lo stesso Min. Ambiente richiede studi per soluzioni alternative ma con lo stesso beneficio dell’alimentazione elettrica a nave attraccata, OPS (on shore power supply), come a dire che l’obiettivo da raggiungere è quello prodotto dalle banchine elettrificate, concetto che da l’idea di quanto siano queste reali e realizzabili. Ma torniamo alla domanda precedentemente fatta: Molo Vespucci ha prodotto questi studi? Se qualche lettore ha confidenza con di Majo gli faccia una telefonata e glie lo chieda, poi ci fa sapere.

Il punto di vista del cittadino, invece, è un’altro, l’uomo comune di questa città si preoccupa dell’aria che respira, delle verdure e dei pesci che mangia. Il cittadino non si preoccupa dei difficili equilibri fra gli enti, o quelli di bilancio. Del resto pare anche giusto che ognuno abbia il suo legittimo punto di vista, noi aggiungeremmo anche, a beneficio del ragionamento, la considerazione che in questa città, ad un passo dal porto ed uno dal centro c’è gia una serie di cisterne di combustibile che rappresentano un serio pericolo, tanto serio che la legge prevede appositi piani di emergenza e la informazione specifica di quanti abitino nei pressi; siamo in pratica nell’abitato. Aggiungere a questi anche lo stoccaggio di notevoli quantità di gas liquido significa aumentare considerevolmente la possibilità e la gravità di un incidente che non accadrà ma che lo potrebbe. Cosa che non ci si può esimere dal considerare nel disegnare la città futura. Scusate, qui si parla di porto e, lo sappiamo, c’è una lunga cancellata che lo separa dalla città, c’è un cartello che dice “cancello movibile”, ma la cancellata pare sia immobile, anche volendocisi fermare ad osservarla, non si muove di pezza.

E dunque il destino di Civitavecchia sarà un’altra servitù senza punto interrogativo. Le leggi dell’economia di scala o della finanza  dichiareranno una volta di più che questa città deve essere sede di affari altrui, sede di servitù. Chi ha il gas sotto i piedi ha certo interesse che gli armatori si convertano al GNL e che i porti si attrezzino per poter rifornire le navi e certo a questi non mancano le armi utili a far pressione in tal senso. Forse sono le stesse armi che così efficacemente funzionano nel nostro paese nel quale trovare una presa di alimentazione elettrica per le automobili è cosa quasi impossibile, mentre in altri paesi europei è comune vederne in parcheggi e per le strade. L’uso del petrolio, in forma di gasolio o benzina, è ancora il prediletto dagli italiani, ma è una scelta obbligata, non ci sono alternative in offerta, a differenza dei paesi più avanzati del nostro.

Tornando infine al “Civitavecchia Blue Agreement” non resta che lanciare il “si salvi chi può”. il naufragio annunciato di un accordo minimale, pare oramai inevitabile. C’è da dire che non c’è uno Schettino che scende dalla nave, ma c’è un comandante che non riesce a trovare il bandolo di una matassa per lui assai complicata, assai semplice e già tracciata invece per altri. Chi rimane con un pugno di mosche in mano, da questi inutili tavoli, è la gente di questa città che assisterà ancora passiva a nuovi insediamenti che non daranno nulla di migliorativo a Civitavecchia. Ne guadagnerà il porto, ma al di la della cancellata? Quando si parla di questi temi le obiezioni sono sempre di carattere economico, come se l’idea della convenienza economica sia qualcosa di imprescindibile, qualcosa che debba essere sempre e comunque garantita. Ma non era garantita la salute?

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SCENARIO ENERGETICO NAZIONALE 2017 - BOZZA PER L'AUDIZIONE PARLAMENTARE

Pubblicata presso il sito del Ministero dello Sviluppo Economico la bozza del SEN2017 (scenario energetico nazionale 2017). Fra i tanti spunti di riflessione e confronto, ad un assai veloce sguardo, viene da notare che la centrale di TVN è la più giovane centrale a carbone del nostro paese e che sarà l'ultima ad essere dismessa, verosimilmente attorno al 2030. Sempre ad un primo sguardo si nota una, per noi che abbiamo a cuore l'ambiente, sorta di contraddizione negli obiettivi della SEN2017. Il documento ne propone 3. Per primo obiettivo "la competitività", ovvero l'obiettivo della riduzione del gap relativo ai costi energetici rispetto agli altri paesi comunitari. Come secondo obiettivo il rispetto degli obiettivi di COP21. Il terzo ricrca il miglioramento della sicurezza di approvvigionamento e della flessibilità del sistema. Possono essere coerenti e non contraddittori questi tre obiettivi? Nei prossimi giorni avremo modo di leggere più attentamente il documento e certamente di discuterne.

 

Il documento

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